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5 DICEMBRE 2013 – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BARI – CRONACA DI UNA GIORNATA INDIMENTICABILE

Ieri, 5 dicembre 2013, ho tenuto lezione, in materia di successioni, nell’Aula delle Lauree “G. Contento”. Nell’ambito dei Seminari “Dialoghi con le professioni”, tema “Il sistema della quota mobile”. Vi racconto la giornata come l’ho vissuta, perché non credo capiti spesso di emozionarsi così tanto.

“Da dove comincio?”. Pensavo, da giorni, all’incipit: cosa dire, come rompere il giacchio? “Sono universitari, io all’università sapevo pochissimo di successioni, figuriamoci la quota mobile”, mi dicevo. “A scuola del notariato hanno difficoltà, io stesso ho difficoltà, come potrò mai riuscire a interessare gli universitari?”. “Il prof. Volpe tiene molto alle successioni, qualcosa sapranno già – obiettavo io stesso”. “Carlo, non esagerare, Genghini te lo dice sempre: sei uno scienziato, ma cerca di stare terra terra”.

Con questi pensieri per la testa, attendevo l’arrivo del prof. Volpe, in hotel, per recarmi all’università. Sarà tutto pronto? Mi era venuta l’idea di offrire ai miei amatissimi allievi della scuola notarile, la lezione in video, in diretta e in differita: ormai, la piattaforma è collaudata, non ci saranno problemi, mi dicevo. “Dai, pensa a Mengoni. Sì, ecco, Mengoni. Che diceva Mengoni? E chi se lo ricorda in questo momento! Non ricordo nulla, sembra quando andavo io a fare gli esami all’università. E poi, Mengoni non vincerebbe mai il concorso notarile, lo diciamo sempre, a scuola, è troppo intelligente!” … camminando per i corridoi dell’università, ricordavo i miei tempi, e saliva in me fino al cuore un’emozione fortissima, fatta di rispetto, riverenza, e amore. Rispetto per l’istituzione: all’università si fa davvero la dottrina, pensavo; in fondo, noi notai, per quanto studiosi, per quanto dediti alle pubblicazioni ed all’insegnamento, abbiamo un’impostazione pratica, della quale, anche quando scriviamo, non riusciamo a liberarci … spesso riusciamo a creare problemi, e non sempre a risolverli! Timore, per l’idea di parlare al microfono, in un’aula, quella delle lauree, che ha terrorizzato tutti coloro che si sono laureati, per qualche interminabile minuto della vita. Amore, per gli sguardi che già immaginavo, per la voglia di imparare, per la paura del futuro, per l’ansia degli ostacoli … per ciò che avrei visto di fronte a me, ben oltre la quota mobile.

Giunto in aula, Qualcuno, evidentemente, ha deciso di darmi una mano a star tranquillo, mandando qualcosa per distrarmi: l’inevitabile, immancabile problema tecnico. Connessione internet assente. Come si fa? I ragazzi della scuola già scalpitavano, chiamavano Elia, che chiamava me. “Mi arrabbio?” pensavo “No. Stai calmo. Non servirebbe a nulla”. “Ma non potevano pensarci prima? Il tecnico poi , sarà davvero così esperto? Le solite università.”

Nel frattempo, i minuti passavano, i ragazzi della scuola, che già sanno tutto di me, mi guardavano sorridendo, e nel frattempo già scrivevano su facebook “E’ emozionato come uno scolaretto”. Mia moglie, in fondo all’aula, mi guardava, con lo sguardo di sempre, di sicurezza, di amore, di comprensione.

Cinque minuti. Niente. Poi dieci, quindici, venti … “Non ce la faremo mai.” Arriva un secondo tecnico, e avviene il miracolo: tutto si risolve. “Notaio, funziona”. Il tempo di rilassarmi, e mi rendo conto che da ciò discendeva una conseguenza importante: dovevo iniziare a parlare!! E di nuovo Mengoni, l’università, la quota mobile.

Inizia il prof. Volpe, parole generose, anche troppo, su di me e i miei libri. Pochi secondi, il tempo di ripetere in mente, per l’ennesima volta, i numeri delle sentenze c.d. gemelle (“13429 no 13524… no aspetta 13425… non lo saprò mai!”), e si parte.

Come ogni meravigliosa volta, magicamente la paura è sparita. Mi è bastato guardarli: seduti, in piedi, a terra, alla porta. Tanti, tantissimi, erano lì per me, compresi alcuni ragazzi della scuola. Bellissimi, come sempre, con la loro curiosità, il loro desiderio di crescere, di imparare, la loro sincera vicinanza.

La lezione di un’ora, è diventata di due, senza che alcuno di noi se ne accorgesse. Alla fine, le domande, le risate, i sorrisi. Fino a quell’applauso, più lungo di un applauso formale, più breve di un applauso “richiesto”. E poi, le strette di mano, gli sguardi di complicità e di amicizia .. eppure, non ci conoscevamo fino a poco prima!

Poche ore dopo … il prof. Volpe mi fa recapitare una foto: tutti gli allievi del corso, a terra e in piedi, con la dedica “Notaio Lei è un modello per noi”. Su facebook, i messaggi privati, densi di parole d’ammirazione e di rispetto. Sms del prof. Volpe: sei stato incredibile. Che commozione! Dapprima, un sentimento di soddisfazione, che scaccio subito: mai cullarsi nella soddisfazione, mai pensare di aver fatto chissà cosa, bisogna sempre guardare avanti, il dovere non ammette orgoglio. Poi, un sentimento, quello più vivo, di gratitudine. Per il prof. Volpe, che mi ha dato questa occasione. Per il mio maestro, Lodovico Genghini, che mi ha voluto con sé alla scuola, dandomi grande fiducia, umana e professionale; per il mio editore, che mi ha dato modo di farmi conoscere, nel 2010, prima ancora di iniziare a far lezioni; per i casi, che escono dalla mia penna e prendono vita a sé, diventano compagni di questo bellissimo viaggio; e, dulcis in fundo, per loro, gli allievi, che trasformano tutto il mio impegno nell’occasione di lasciare una traccia, un sentiero da seguire, a chi si trova dove mi trovavo io, in fondo solo qualche anno fa.

Una giornata che non dimenticherò mai.

Grazie a tutti, spero di rivedervi presto

Carlo



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